FENOMENOLOGIA DIALOGICA

Un approccio scientifico alla meditazione.

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Andrea Galvan

Unisco una sincera pratica personale a una formazione accademica in psicologia e scienze contemplative.

Il mio lavoro nasce dal desiderio di rendere i frutti di una pratica profonda più accessibili attraverso un approccio scientifico.

Un approccio scientifico al cammino interiore

Il mio metodo si fonda su un approccio eco-umanistico enattivo che unisce la profondità delle tradizioni contemplative con la psicologia occidentale e le scienze cognitive moderne.

Questo approccio integra tre dimensioni fondamentali:

1. Ecologica: siamo sistemi viventi interdipendenti

La meditazione, in questa prospettiva, è vista come un processo sistemico, dove mente, corpo e ambiente sono inseparabili. La teoria dei sistemi ci insegna che ogni cambiamento individuale è il riflesso di una trasformazione nel campo più ampio delle relazioni che ci circondano. Se ciò è vero, significa che non può esserci cambiamento interiore se non c’è anche un cambiamento nelle reti neurali e sociali di cui l’individuo è espressione. Affinché la meditazione si radichi nella nostra vita, dobbiamo intesserla in una trama di conoscenze, abitudini e legami significativi con altri praticanti.
Praticando e riflettendo sulla pratica insieme ad altri, creiamo una rete che sostiene e amplifica il nostro cammino interiore. Il gruppo diventa un ecosistema vivo, dove ognuno può contribuire con la propria esperienza e ricevere supporto, dando vita a una mente estesa che osserva e conosce se stessa.

2. Umanistica: l’apprendimento è un processo relazionale

Il mio approccio è radicato nell’umanesimo rogersiano, che mette al centro la persona, la relazione autentica e il potenziale di crescita insito in ognuno di noi. Come Rogers, credo che un clima di autenticità, empatia e accettazione sia essenziale per favorire il cambiamento e l’apprendimento profondo. Nei miei percorsi, l’esperienza dei partecipanti è il cuore del processo: non trasmetto insegnamenti in modo verticale, ma facilito uno spazio di cui ognuno è co-creatore, in cui avviene un apprendimento naturale e incarnato. Perché un tale apprendimento possa avvenire, occorre dar vita a un processo circolare in cui il primo ad imparare è chi insegna.


3. Enattiva: la consapevolezza emerge nell’azione

L’approccio enattivo, sviluppato da Francisco Varela e colleghi, sottolinea che la nostra esperienza della realtà non è passiva, ma viene co-creata attraverso l’interazione tra corpo, mente e ambiente. il punto centrale non è solo che siamo in relazione con il mondo, ma che la nostra mente non esiste senza l’atto stesso di interagire con esso.
Applicato alla meditazione, questo significa che la consapevolezza non è solo un meccanismo neurocognitivo privato, ma un processo dinamico che emerge nel rapporto con il mondo e con gli altri. La pratica diventa un processo enattivo, un modo per creare una realtà più consapevole ed etica, attraverso l’esperienza diretta e l’azione in relazione.

Uno sguardo che accomuna approccio umanistico ed enattivo è quello fenomenologico.

La fenomenologia è una scienza dell’esperienza vissuta. Nasce con Edmund Husserl come un metodo per esplorare la coscienza così com’è, prima delle interpretazioni, dei giudizi e delle spiegazioni teoriche. Non si tratta di studiare il mondo “dall’esterno”, come nella scienza classica, ma di indagare in modo sistematico come il mondo si manifesta alla nostra coscienza.

In questo senso, la fenomenologia non è solo una teoria, ma un metodo di indagine rigoroso, che permette di descrivere l’esperienza in modo preciso e strutturato. Questa prospettiva ha influenzato profondamente non solo la filosofia, ma anche la psicologia, le neuroscienze e la meditazione.


In questo percorso, la scienza incontra la saggezza contemplativa, creando uno spazio in cui la trasformazione personale e il benessere collettivo si sostengono a vicenda. Un cammino condiviso, in cui si sostiene e si è sostenuti, nella complessa e sfidante esplorazione dell’oceano sconosciuto della mente.

Il mio percorso

Sin dall’infanzia, sono stato mosso da due domande principali:
“Cos’è questa esistenza?” e “Come possiamo essere felici?”. Queste domande mi hanno messo in contatto relativamente presto con la meditazione, le pratiche corporee e la psicologia. A causa della mia curiosità tardo-adolescenziale, fra il 2012 e il 2013, mi sono ritrovato in ambienti buddhisti e al mio primo corso di psicologia umanistica. Questi incontri hanno rappresentato l’inizio di una ricerca profonda e intensa, che mi ha portato a seguire un percorso di formazione triennale per diventare counselor umanistico e a provare diversi tipi di esperienze nella forma di ritiri e corsi.

Il desiderio di approfondire la mente da un punto di vista teorico e scientifico mi ha quasi costretto a iscrivermi alla triennale di psicologia, e nel momento di dover svolgere la tesi, nel 2019, la scelta è stata ovvia: la relazione fra la meditazione e il processo terapeutico.

Decisi di radunare una decina di volontari per praticare insieme e sperimentare in vivo i contenuti che andavo studiando: fu l’inizio di uno dei periodi più belli e creativi della mia vita, in cui la tesi si scrisse praticamente da sola.

L’approfondimento scientifico della meditazione, inoltre, mi portò a capire che diventare costante nella pratica poteva essere una delle cose più importanti per la mia vita, ma nonostante quella chiarezza, una vera costanza non arrivava.

In effetti, non riuscivo a essere costante in nulla. Lo scarsissimo controllo sul mio comportamento mi creava grande frustrazione, e mi impediva di raggiungere gli obiettivi che mi ponevo, talvolta anche i più semplici. Capii anche che il mio percorso di terapia personale forse non era abbastanza, e che forse avrei dovuto dedicare più attenzione ad aspetti neurocognitivi.

Fu preparando l’esame di Neuropsicologia per la magistrale che compresi aspetti cruciali riguardo al corpo-mente. Durante l’esame orale discussi di quelle idee con la docente, che mi diede 30 e lode senza quasi farmi altre domande, e si rese disponibile come relatrice per la mia tesi. Applicando quelle idee riuscii finalmente ad avvicinarmi alla costanza che desideravo. Il mio benessere psicofisico e il mio rendimento nello studio migliorarono drasticamente e durante i due anni di magistrale arrivai a meditare una media di 3 ore al giorno.

La differenza la fece incrementare le pratiche corporee come lo yoga e svolgere più ritiri intensivi di meditazione.
Grazie a queste esperienze iniziai a relazionarmi con altri praticanti, e finalmente trovai un insegnante di meditazione che poteva seguirmi in modo continuativo. Quel percorso mi portò a chiarire sempre di più l’intuizione che gli elementi irrinunciabili del cambiamento, per quanto mi riguarda, si possono riassumere in “il silenzio, il corpo e la relazione”.

Il mio primo European Summer Research Institute,
conferenza scientifica che riunisce accademici e meditanti da tutto il mondo per creare ponti interdisciplinari e innovare il campo di ricerca delle scienze contemplative.

Proprio per mettere la relazione al centro del mio cambiamento, avviai dei percorsi di meditazione di gruppo sperimentali. Uno di questi mi vide lavorare con una mezza dozzina di coraggiosi, per quattordici mesi: il laboratorio umano in cui ha preso forma il nucleo di questo percorso di otto settimane. La profondità raggiunta con loro e la crescita che abbiamo sperimentato insieme mi riempiono ancora di gratitudine.

Nel frattempo mi sono laureato con lode con la tesi “Neurofenomenologia applicata alla valutazione ecologica dell’abilità meditativa”, e dopo poche settimane ero su un volo di sola andata per la Thailandia, dove finalmente riuscii a svolgere ritiri di Vipassana un po’ più lunghi, di 3 settimane.

Sei mesi dopo, due conferenze sulle scienze contemplative mi riportavano in Italia prima del previsto.
Mentre svolgevo il tirocinio per diventare psicologo clinico in un contesto umanistico-rogersiano, qualcuno mi ha chiesto quando avrei ripreso a condurre corsi.  

Da quel momento ha preso vita un processo sistemico e intersoggettivo in cui, studente dopo studente, e gruppo dopo gruppo, l’approccio vivo di Fenomenologia Dialogica ha continuato a evolvere. 

Oggi tengo regolarmente corsi online e ritiri in presenza, mentre inizio a scrivere di questo lavoro per la sua condivisione in ambito accademico.

Spero vorrai fare parte di questo processo di conoscenza e trasformazione della mente, ti aspettiamo.