Il mio metodo si fonda su un approccio eco-umanistico enattivo che unisce la profondità delle tradizioni contemplative con la psicologia occidentale e le scienze cognitive moderne.
Questo approccio integra tre dimensioni fondamentali:
1. Ecologica: siamo sistemi viventi interdipendenti
La meditazione, in questa prospettiva, è vista come un processo sistemico, dove mente, corpo e ambiente sono inseparabili. La teoria dei sistemi ci insegna che ogni cambiamento individuale è il riflesso di una trasformazione nel campo più ampio delle relazioni che ci circondano. Se ciò è vero, significa che non può esserci cambiamento interiore se non c’è anche un cambiamento nelle reti neurali e sociali di cui l’individuo è espressione. Affinché la meditazione si radichi nella nostra vita, dobbiamo intesserla in una trama di conoscenze, abitudini e legami significativi con altri praticanti.
Praticando e riflettendo sulla pratica insieme ad altri, creiamo una rete che sostiene e amplifica il nostro cammino interiore. Il gruppo diventa un ecosistema vivo, dove ognuno può contribuire con la propria esperienza e ricevere supporto, dando vita a una mente estesa che osserva e conosce se stessa.
2. Umanistica: l’apprendimento è un processo relazionale
Il mio approccio è radicato nell’umanesimo rogersiano, che mette al centro la persona, la relazione autentica e il potenziale di crescita insito in ognuno di noi. Come Rogers, credo che un clima di autenticità, empatia e accettazione sia essenziale per favorire il cambiamento e l’apprendimento profondo. Nei miei percorsi, l’esperienza dei partecipanti è il cuore del processo: non trasmetto insegnamenti in modo verticale, ma facilito uno spazio di cui ognuno è co-creatore, in cui avviene un apprendimento naturale e incarnato. Perché un tale apprendimento possa avvenire, occorre dar vita a un processo circolare in cui il primo ad imparare è chi insegna.
3. Enattiva: la consapevolezza emerge nell’azione
L’approccio enattivo, sviluppato da Francisco Varela e colleghi, sottolinea che la nostra esperienza della realtà non è passiva, ma viene co-creata attraverso l’interazione tra corpo, mente e ambiente. il punto centrale non è solo che siamo in relazione con il mondo, ma che la nostra mente non esiste senza l’atto stesso di interagire con esso.
Applicato alla meditazione, questo significa che la consapevolezza non è solo un meccanismo neurocognitivo privato, ma un processo dinamico che emerge nel rapporto con il mondo e con gli altri. La pratica diventa un processo enattivo, un modo per creare una realtà più consapevole ed etica, attraverso l’esperienza diretta e l’azione in relazione.
Uno sguardo che accomuna approccio umanistico ed enattivo è quello fenomenologico.
La fenomenologia è una scienza dell’esperienza vissuta. Nasce con Edmund Husserl come un metodo per esplorare la coscienza così com’è, prima delle interpretazioni, dei giudizi e delle spiegazioni teoriche. Non si tratta di studiare il mondo “dall’esterno”, come nella scienza classica, ma di indagare in modo sistematico come il mondo si manifesta alla nostra coscienza.
In questo senso, la fenomenologia non è solo una teoria, ma un metodo di indagine rigoroso, che permette di descrivere l’esperienza in modo preciso e strutturato. Questa prospettiva ha influenzato profondamente non solo la filosofia, ma anche la psicologia, le neuroscienze e la meditazione.
In questo percorso, la scienza incontra la saggezza contemplativa, creando uno spazio in cui la trasformazione personale e il benessere collettivo si sostengono a vicenda. Un cammino condiviso, in cui si sostiene e si è sostenuti, nella complessa e sfidante esplorazione dell’oceano sconosciuto della mente.